Nel precedente focus abbiamo visto cos’è la luganega, la sua storia e come viene preparata nelle varie regioni d’Italia. Oggi invece andiamo alla scoperta delle migliori ricette che possano essere realizzate con ingrediente principale questo insaccato di origini lucane (anche se c’è una disputa in merito, visto che i lombardi si attribuiscono l’invenzione di questa particolare salsiccia).

Per voi abbiamo dunque selezionato tre piatti che risultano essere davvero stuzzicanti e dagli abbinamenti perfetti. Eccoli di seguito.

Risotto alla monzese

Uno dei grandi classici della cucina lombarda questo risotto, che appunto utilizza come ingrediente protagonista la Luganega di Monza. Andiamo ad elencare innanzitutto gli ingredienti di questo piatto:

  • 320 gr di riso
  • 50 gr di burro
  • 1 cipollina
  • 700 ml di ottimo brodo
  • 1 bicchiere scarso di ottimo vino rosso
  • 200 gr di Luganega di Monza

Ottimo, se vi siete procurati tutto potete iniziare con la preparazione. In primis dovete affettare e rosolare la cipollina nel burro, rosolarvi il riso e aggiungere il vino facendolo sfumare. Successivamente aggiungete il brodo a mestoli, uno per volta man mano che il precedente viene assorbito. La luganega va cotta a parte (non prima di essere stata spellata): va bollita un minuto in acqua e poi cotta per cinque in padella, bagnata di vino rosso e lasciata per dieci minuti coperta sul fuoco spento (così farà il sugo).

Una volta cotta, la luganega andrà tagliata. Mettetene un pezzo al centro di ogni piatto con un po’ di sugo e schiacciando il risotto con un cucchiaio così da creare un piccolo incavolo. Et voilà, il piatto può essere servito.

Involtini con luganega monzese

Altra ricetta monzese, che prevede l’utilizzo di questi ingredienti:

  • 8 fette di lonza di maiale piuttosto grandi
  • 8/10 foglie di spinacio
  • 8 fette sottili di speck
  • 800 gr di luganega di Monza
  • Semi di sesamo per la panatura
  • Stuzzicadenti

Molto bene, se avete tutto a disposizione potete iniziare con la preparazione del piatto. Per prima cosa vanno scottate le foglie di spinacio in acqua bollente salata (bastano pochi secondi): ognuna deve poi essere stesa sopra ogni fetta di carne. Stessa cosa per lo speck. Ora arriviamo alla luganega: essa deve essere tagliata a pezzi abbastanza lunghi, e posizionata al centro di ogni fetta. La carne va arrotolata attorno alla luganega e l’esterno fermato con uno stuzzicadenti.

Ora prendete un piatto grande e sul fondo riponete dei semi di sesamo su cui rigirare gli involtini. La superficie deve essere totalmente ricoperta. Fate rosolare gli involtini in una padella antiaderente per cinque minuti per lato, poi toglieteli dal fuoco e adagiateli in una pirofila di plexi. Ottimo, adesso potete infornare nel forno già caldo (consigliamo 160 gradi) e fate cuocere per mezz’ora. Dopodichè potrete servire i vostri involtini caldi su un letto di insalata verde.

Salsiccia luganega alle patate

L’abbinamento salsiccia luganega e patate è uno dei migliori. Ecco ciò che vi serve:

  • 300 gr di salsiccia “Luganega” a pezzetti
  • 400 gr di patate tagliate a tocchetti
  • 2 spicchi di aglio pelati e tagliati a fettine
  • 2 ramettini di rosmarino
  • 2 ramettini di mirto
  • noce moscata
  • sale e pepe
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

Ora passiamo al procedimento di preparazione: per prima cosa mettere sul fuoco una casseruola con dell’olio extravergione d’oliva e aglio. Lasciate orare leggermente e poi aggiungete le patate tagliate a pezzetti, lasciandole insaporire per un paio di minuti. A questo punto aggiungete un po’ di noce moscata, pepe, sale e rosmarino.

Una volta che avete mescolato tutto per bene, versate una tazzina d’acqua e lasciate cuocere per un quarto d’ora a fuoco lento e pentola coperta. Adesso potete unire la salsiccia luganega tagliata a pezzetti, e continuate la cottura a fiamma basse sempre per un quqarto d’ora. Passato il tempo e cotto tutto, potete spegnere il fuoco e impiattare.

La luganega è una salsiccia in budello naturale, la cui provenienza originaria è ancora dibattuta: infatti il suo nome tradizionale se lo contendono storicamente Lombardia, Veneto e altre regioni padano-alpine. Prendendo come riferimento la luganega lombarda, essa viene realizzata utilizzando carne di suino macinata fresca e insaporita con lardo, sale, pepe, aglio e altre spezie (ogni zona ha le sue varianti).

La luganega più famosa della zona lombarda è sicuramente quella di Monza, ingrediente fondamentale del tipico risotto, di cui vedremo in un altro post la ricetta integrale. Una volta insaccata, la luganega viene fatta stagionare tra i 40 giorni e i quattro mesi. In alcune zone d’Italia (come in Trentino ad esempio), la luganega viene fatta affumicare. Sempre in quella regione per farla viene utilizzata la parte della carne del collo del maiale, che è notoriamente ricca di sangue. Ciò dà alla salsiccia un colore ancora più intenso.

Fatta questa doverosa premessa per quanto concerne l’origine e la preparazione della luganega, ora forse vi state chiedendo: ma qual è la differenza tra questa e la salsiccia normale? La risposta è da cercare nelle zone di provenienza dei due insaccati e nella forma. La luganega infatti è un insaccato fresco lungo, stretto e arrotolato “a chiocciola”, e come abbiamo visto è particolarmente diffusa nel Nord Italia (nonostante si pensi che l’origine sia appunto lucana e di epoca romana). La salsiccia, quella classica, è diffusa ovunque nel nostro paese e ha un sapore meno speziato e intenso, e a differenza della luganega può essere mangiata anche cruda.

Come va preparata dunque la luganega? Intanto, come abbiamo detto, deve essere cotta in primo luogo, alla brace o in padella. Può essere accompagnata da patate, verza o altri contorni. Ottima anche per l’abbinamento con cipolle e sfumato col fino, ed è particolarmente indicata anche in piatti più elaborati così da insaporire paste, rustici, risotti e frittate.

cesti macelleria d andrea

Quando si ritorna dalle vacanze estive il tempo inizia a scorrere ancor più veloce (almeno questa è la nostra sensazione) e non si fa in tempo a dare il benvenuto all’Autunno che già ci ritroviamo a festeggiare il Natale. E la domanda che si pongono milioni di italiani è sempre la stessa: che cosa regalare?

Una risposta universale non esiste, tuttavia una cosa ci sentiamo di dire: viva l’originalità! E poi è il pensiero che conta. Fatte queste doverose premesse, ovviamente bisogna tenere conto di chi è il destinatario del regalo: famiglia, colleghi, amici, vicini, insomma ce n’è di tutti i tipi e con nessuno si vuole fare brutta figura.

Detto ciò, se hai intenzione di fare un regalo un po’ “diverso”, i prodotti del nostro territorio ti possono venire in aiuto: per non ripetersi e rischiare di risultare banali, questo Natale il regalo giusto potrebbe essere… un bel cesto di salumi! Si, hai capito bene: se il tuo caro a cui vuoi fare un regalo è particolarmente ghiotto di salumi, allora puoi decidere di regalargli una selezione dei migliori prodotti dai maestri del nostro Paese.

Buttarsi sul cibo di qualità è quasi sempre una garanzia: difficilmente potrai sbagliare! Un cestino natalizio con salumi pregiati sarà un regalo sicuramente ben accetto, e siamo pronti a scommettere che strapperà anche un sorriso sincero a chi lo riceverà. In tal senso è importante anche il confezionamento: meglio optare per un cestino creativo, magari fatto con le tue mani! Insomma: il packaging deve essere impeccabile e soprattutto deve essere ben visibile dall’esterno quali sono i regali al suo interno.

Si, perché quando si parla di cibo gli occhi vogliono la loro parte, e “nasconderlo” all’interno della confezione non ha senso. Il dono insomma deve essere ambasciatore della qualità e tradizione del territorio in cui il salume è stato prodotto. Meglio optare per una grande cesta di vimini con un po’ di pagliuzza che circondi i prodotti, così non urteranno l’uno contro l’altro. Ovviamente deciderai poi tu se abbellire il tutto con coccarde e nastrini.

Quali salumi regalare nel cesto

Ma quali salumi regalare nel tuo cestino di Natale? Questa è una scelta molto soggettiva, ma ci sono dei must che non possono proprio mancare: pensiamo alla soppressata calabrese o al lardo di Colonnata, tanto per fare due esempi. Ma nel nostro territorio esistono tantissimi e validissimi prodotti, tutti “papabili” per il tuo cestino. La scelta dipenderà molto anche dai gusti di chi riceverà il regalo: si tratta di un aspetto fondamentale, non sottovalutarlo! Ovviamente se il destinatario non ama il piccante, meglio non mettere la soppressata e virare ad esempio su dello speck.

In conclusione, pensiamo di averti offerto una panoramica per un regalo semplice ma molto originale, cosa ne pensi?

coppa capocollo salume macelleria d andrea

La coppa è un insaccato lavorato e prodotto in Italia, con varie interpretazioni a seconda della Regione di riferimento. Viene ottenuto dalla lavorazione della porzione superiore del collo del maiale e da una parte della spalla: per questo in diverse Regioni viene chiamata anche capocollo, capicollo, ossocollo, in altre ancora finocchiata, lonza o lonzino.

Per realizzare la coppa, le carni vengono prima salate e massaggiate, perché in questo modo il sale si distribuisce uniformemente, e poi vengono insaccate all’interno di un budello. Vengono aggiunte spezie ed erbe aromatiche per insaporire il tutto, a seconda della località dove viene prodotta la coppa. Fatto questo, può iniziare il periodo di stagionatura.

Sono molte le Regioni dove essa viene prodotta, ma ci sentiamo di consigliarvi in particolare la Basilicata, una delle zone dove la coppa è tra le più rinomate d’Italia.

Fa bene o male?

Ma si tratta di un salume che fa bene o fa male? Una domanda che non può avere una risposta univoca, o meglio: dipende. Dipende dal prodotto che si sceglie! I salumi non fanno male, se mangiati con moderazione, e questo vale anche durante il periodo della gravidanza e dell’allattamento. Quindi sfatiamo pure il falso-mito che i salumi in generale non fanno bene. E la coppa rientra pienamente nel discorso.

Valori nutrizionali

Insomma, eliminare dalla nostra alimentazione prodotti così buoni e vari sia dal punto di vista energetico che di gusto, sarebbe un vero peccato. E’ leggera (circa 400 Kcal per 100 grammi di prodotto, 29 grammi di proteine e 31 di grassi) e tutta una serie di proprietà bioattive e antiossidanti, come ad esempio la carnosina. Sono però ottimi per l’equilibrio della nostra dieta, e come per ogni altra cosa quello che non va bene è il loro abuso. E’ quindi fondamentale consumare i salumi e la coppa in maniera corretta (porzione consigliata di 50 grammi).

Perché scegliere solo salumi di qualità

Come dicevamo, è davvero importante quale prodotto stai consumando: mai consumare salumi di bassa qualità, questo non potrà che arrecarti danni a livello di salute. Le sua caratteristiche sono nocive per il nostro corpo, e bisogna partire da lontano (metodi di allevamento dell’animale, fino ad arrivare a quelli di lavorazione e conservazione). Quindi occhio alla provenienza e all’etichetta delle cose che si mangiano!

In conclusione, i salumi sono un patrimonio indissolubile della tradizione gastronomica italiana. Vanno salvaguardati e va incentivato un giusto consumo, perché privarsi del loro sapore delizioso e così vario sarebbe davvero un’ingiustizia. E la coppa ne fa pienamente parte.

La pancetta è uno dei salumi più amati dagli italiani: ricavata appunto dalla parte della pancia del maiale, ha un aspetto tipicamente grasso con sottili strati di carne. La preparazione della pancetta dolce è una tradizione che nel nostro territorio si tramanda da secoli: come dicevamo, si prende la pancia del maiale, le parti vengono poi squadrate e rifilate e si decide in un secondo momento se tenere o meno la cotenna.

Successivamente avviene la rifilatura: le rifilature delle pancette sono utilizzate per la parte grassa dei salami (i cosiddetti lardelli), oppure per ricavarne i ciccioli. Una volta fatta quella, è necessario passare alla salagione: le pancetta vengono cosparse di sale e fatte riposare per alcuni giorni. In diverse regioni italiane insieme al sale vengono anche utilizzati altri aromi, come pepe nero, chiodi di garofano e altre spezie.

Da questo processo si ricava un insaccato dalla forma diversa a seconda del territorio di riferimento: può essere arrotolata come un grosso salame (con o senza cotenna dipende dalla regione di produzione), steccata con cotenna oppure stesa con cotenna. Una volta che la forma è stata impressa, inizia il vero e proprio momento di stagionatura: può durare 50-60 giorni per quanto riguarda la pancetta stesa, mentre 90-120 per le pezzature più grosse.

Dove si mangia la buona pancetta

Sono dodici le Regioni italiane che possono vantare pancette di maiale inserite nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali. Eccole:

  • Basilicata
  • Calabria
  • Campania: Pancetta arrotolata e pancetta tesa
  • Emilia-Romagna: Pancetta canusina, pancetta piacentina
  • Friuli e Venezia Giulia: pancetta arrotolata dolce e affumicata, pancetta arrotolata manicata, pancetta con lonza, pancetta stesa
  • Liguria
  • Lombardia: pancetta con filetto, con pisteum, alla bergamasca, pavese
  • Marche: pancetta arrotolata
  • Piemonte
  • Toscana: pancetta apuana, pancetta e rigatino, pancetta stesa vergazzata
  • Trentino- Alto Adige, pancetta affumicata, panceta ligada all’ai della Val Rendena e pancetta nostrana all’aglio di Caderzone
  • Umbria: Ventresca di maiale
  • Veneto: pancetta col tocco (filetto) del basso vicentino e pancetta con l’ossocollo del basso vicentino

Pancetta, le differenze

La principale distinzione fra le tipologie è quella tra pancetta dolce e pancetta affumicata (detta anche “bacon”, soprattutto nei paesi anglosassoni): la prima ha quel gusto tipicamente grasso, ma al tempo stesso delicato, mentre la seconda è più particolare. La pancetta affumicata infatti è cosparsa di erbe aromatiche e spezie ed esposta per diversi giorni al processo di affumicatura (con legno di faggio, quercia o ginepro). Ha sicuramente un gusto più aromatico rispetto alla pancetta dolce, e si può consumare sia cruda che cotta.

Tuttavia la pancetta, dolce e affumicata, è l’ideale per due ricette in particolare: l’amatriciana e la carbonara. Ma quale va messa in una e quale nell’altra? Risposta secca: la pancetta dolce va nell’amatriciana, quella affumicata nella carbonara. In realtà molti puristi dell’amatriciana vi diranno che nella ricetta non ci va la pancetta, ma il guanciale. A tal proposito lasciatevi guidare dal vostro gusto!

coniglio uva passa e prugne ricetta

Il coniglio è una carne bianca e magra, quindi adatta alla maggior parte delle esigenze nutrizionali. Molti la considerano un ipoallergenica; dunque raramente si manifestano allergie alimentari , infatti spesso è nella formulazione degli omogeneizzati destinati all’alimentazione dell’infante. La carne di coniglio è magra e poco calorica; alta percentuale di proteine e poco colesterolo. La carne di coniglio contiene potassio, ferro e fosforo in buone quantità.

Tante le ricette che lo vedono ingrediente principale questo taglio di carne : coniglio al forno con patate al forno, un secondo piatto genuino ricco e appetitoso. Vi è anche una variante, al tradizionale ragù di manzo, il ragù di coniglio.

La macelleria D’Andrea ti propone oggi questa ricetta sfiziosa da proporre ai nostri amici o ai nostri cari inclusi i bambini.

coniglio

Ingredienti della ricetta

1 kg coniglio

250 gr cipolle

200 gr prugne secche

70 gr uvetta passa

1 bicchiere di aceto di vino rosso

1/2 tazza farina

60 gr burro

qb brodo di carne, prezzemolo, alloro, timo, sale, pepe

 

ricetta con uva passa e prugne

 

Dopo aver lavato le prugne e l’uvetta, porle in ammollo per 3 ore, nell’attesa lavare il coniglio con acqua e aceto. Asciugatelo bene, tagliandolo a pezzetti piuttosto regolari, passarlo con delicatezza nella farina.

In una casseruola far sciogliere il burro, unendovi i pezzi di coniglio lasciandoli rosolare bene da entrambe le parti. Aggiungete 1/2 bicchiere di brodo e le cipolle sbucciate, il mazzetto di erbe aromatiche e salate.

Per 45 minuti copritelo e lasciatelo cuocere, bagnandolo di tanto in tanto con altro brodo. Aggiungere le prugne e l’uvetta. Far cuocere per altri 20 minuti. Eliminate le erbe, aggiungete sale e pepe, lasciando sul fuoco per qualche istante e servite ancora caldo.

Dove trovare un buon coniglio per realizzare questa ricetta contatta la macelleria D’ Andrea

Vini consigliati per Coniglio

L’ideale abbinamento è un vino rosso di medio corpo, anche frizzante e/o novello ad esempio Breganze Rosso Doc
Colli di Luni Rosso Doc, Sannio Aglianico Doc, come non citare l’ Ischia Rosso Doc e si sposa bene anche con Trentino Superiore Marzemino Doc

soppressata salumi macelleria d andrea

La soppressata lucana, detta anche luganega, è un salume originario della Basilicata, già noto a Marco Terenzio Varrone, che nel suo “De lingua latina” elogiava il suo sapore. Radici dunque molto antiche per un insaccato che nella regione è prodotto da tre secoli, e che in altre zone d’Italia viene anche chiamato soperzata.

Come si prepara

La carne è quella di maiali locali allevati in maniera tradizionale, con alimentazione sana e naturale. Ma andiamo per gradi partendo dal primo stadio, ovvero la macellazione del suino. Una volta eseguita, la carne deve riposare per 24 ore in un locale freddo, poi selezionata.

Sono utilizzate solo le carni più pregiate: cuore delle cosce e parte centrale dei lombi (ovviamente mondate dalle parti nervose) innanzitutto. Una volta che esse vengono cubettate con il coltello, vengono mischiate con una bassa percentuale di lardo, sale, pepe in grani e peperone in polvere.

L’impasto così ottenuto viene poi insaccato in budelli suini naturali: si ottiene così un salume che per un pio di giorni va posto in cesti di vimini. In primis deve essere eseguita una prima asciugatura (35-50 giorni). Fatto questo, le soppressate vanno conservate sott’olio in ambiente fresco. Successivamente abbiamo una pressatura: in questa fase la soppressata deve rimanere per un mese abbondante (dipende dalle condizioni atmosferiche) in ambienti adatti alla stagionatura. A volte può anche andare bene l’affumicatura (che deve comunque essere leggera).

Il prodotto finito deve avere delle precise caratteristiche affinchè sia etichettato come soppressata lucana: lunghezza dei capi di circa 20 cm, sezione irregolare schiacciata, larghezza massima di 6-7 cm, colore rosso con presenza di aree bianche di lardo, consistenza morbida e sapore di carne suina (ci mancherebbe!).

Qual è il miglior periodo per la produzione? Sicuramente i periodi freddi: fine autunno, inizio inverno. Viene prodotta appunto in Lucania, principalmente nelle aree montuose o collinari, e viene utilizzata specialmente carne suina del filetto e della coscia, insieme a cubetti di lardo. Ovviamente i suini utilizzati sono locali. Per la sua preparazione le attrezzature classiche sono il tritacarne azionato manualmente, spago, aghi e pertiche in legno.

Soppressata lucana: migliori ricette

La soppressata lucana può essere gustata innanzitutto al naturale: ha un sapore così gustoso e intenso che non ha bisogno di molti altri ingredienti accompagnatori. Tuttavia, per chi vuole assaporarla con qualche altra pietanza sfiziosa, va benissimo del pane casareccio, insalate, sottaceti, crema di fave e lenticchie in umido.

salsiccia

Salsiccia al forno e patate: c’è qualcosa di meglio? Il profumo inebriante che rilascia questo piatto per tutta la casa conquisterà tutti, potete starne certi. Piatto domenicale per eccellenza, si tratta di un secondo stuzzicante, facile e veloce da preparare.

Salsiccia con le patate: ingredienti e preparazione

Partiamo dunque dagli ingredienti e dalla preparazione. Prendete innanzitutto mezzo kg di patate, sbucciatele e tagliatele a dadini. Dopo averle messe in una ciotola abbondante con acqua fredda, lasciatele lì a riposare per un’oretta. Trascorso il tempo richiesto, potete scolarle e asciugarle con un canovaccio pulito. Fatto questo, bisogna disporle su una teglia da forno.

Come vanno condite? Basta prendere un po’ d’olio extravergine d’oliva, uno spicchio d’aglio non sbucciato, sale, un paio di rametti di rosmarino e una spolverata di pepe nero. Ora mescolate il composto e aggiungete l’ingrediente principale insieme alle patate: la salsiccia! Tagliatela non troppo spessa (pezzi di circa 10 cm), infornate la teglia e lasciate cuocere per 40 minuti a 200°. Ogni tanto mescolate il tutto, così da uniformare la cottura (e per far si che le patate non si attacchino alla teglia).

Il piatto è pronto per essere servito! Sentite che profumo pazzesco? E che sapore! C’è anche una sfiziosa variante a questa ricetta, e che arriva direttamente dalla Puglia: alle patate e salsiccia, i pugliesi aggiungono anche i funghi cardoncelli. Questi ultimi hanno una consistenza così carnosa che rendono il piatto ancora più gustoso e saporito. Da provare!

Salsiccia al forno arrotolata: ingredienti e preparazione

Un’alternativa da tenere in considerazione per variare non tanto gli ingredienti, ma la preparazione, è la salsiccia al forno arrotolata. In questo caso si può anche fare a meno delle patate, perchè verranno fuori dei veri e propri spiedini di salsiccia sottile (ottima la Luganega in questo caso), che va cotta sotto il grill del forno. Si può mangiare così appunto, al naturale, oppure aggiunta in un secondo momento in un ottimo sugo per fare la pasta. L’ideale è però mangiare gli spiedini con una bella insalata mista.

Cucinare la salsiccia: altre varianti

E che dire delle gustose varianti di salsiccia al forno con vino oppure con le cipolle? Si tratta di declinazioni diverse della stessa ricetta, dove l’ingrediente principale rimane sempre la salsiccia che tanto amiamo. Vi sveliamo infine un segreto per rendere questo piatto semplicemente perfetto: la salsiccia, prima che venga messa in cottura, va bucherellata. In questo modo uscirà l’aria in fase di cottura, e il grasso in eccesso si scioglierà nel composto in maniera omogenea.

Ottimo, ora dovreste proprio sapere tutto per cucinare in maniera perfetta la vostra salsiccia al forno. Siete pronti per rendere la vostra domenica ancora più appetitosa?

carne

Quando parliamo di carne dobbiamo premettere in primo luogo che essa fa bene ed è cosa buona e giusta farla rientrare in una dieta equilibrata e varia. Detto questo, esistono ovviamente diverse tipologie di carni e soprattutto di tagli. Le carni bianche, rispetto a quelle rosse, in generale vanno preferite in ottica di un’alimentazione sana.

Ma la domanda che in molti si fanno è: quali sono i tagli della carne più magri? Quali sono quelle parti più indicate per la nostra dieta? Pollo, coniglio, tacchino, agnello, vitello, maiale (quest’ultimo meno consigliato): sono tutte carni ottime per la nostra alimentazione, viste le qualità nutrizionali presenti in ciascuna.

I tagli magri di carne contribuiscono ad includere nella dieta tutti i nutrienti essenziali: proteine, vitamine B6 e B12, selenio e tiamina. E tutto questo senza provocare un aumento dell’apporto di grassi saturi e totali.

I migliori tagli magri

Ma fra i tagli più magri, quali scegliere? Partiamo dal pollo: petto e coscia vanno benissimo, anche se la seconda è più indicata se avete bisogno di ferro. Importante: togliete la pelle, sempre, perchè è davvero troppo grassa e se state seguendo un regime dietetico non va bene.

Parlando invece di coniglio, lombata e filetti sono i tagli da prediligere. Si tratta comunque di una carne talmente magra che va bene in ogni sua parte. Stesso discorso per il tacchino: sebbene non sia una carne particolarmente amata dagli italiani (il consumo di tacchino è sempre molto basso da noi, a differenza che in America), si tratta di un alimento sano e gustoso, ricco di nutrienti. I tagli preferibili sono petto e coscia, tra cui c’è solo una differenza nemmeno così evidente per quanto riguarda la percentuale lipidica. Anche qui però, stesso discorso del pollo: togliere la pelle!

Anche se ritenute dai più carni rosse, agnello e vitello sono carni bianche: il consumo del primo va dosato, perché molto grasso, e limitato al taglio del lombo. Per quanto riguarda il secondo, sono particolarmente indicati filetto, controfiletto e girello. Anche la fesa: è una parte della coscia e fra i tagli più magri e teneri del vitello, ricca di proteine ma leggera e digeribile. E’ un taglio particolarmente indicato per chi segue una dieta ipocalorica, e per chi fa tanto sport. La fesa è ottima per fare bistecche, spezzatino, roast-beef e scaloppine.

Un discorso a parte merita la cottura: bisogna prediligere cotture leggere, che non aggiungano troppi condimenti grassi. E’ un consiglio che vi diamo sia per la vostra dieta sia più in generale per degustare al meglio la carne. Anche se un po’ di verdure ed erbe aromatiche non ci stanno per niente male!

Seguire un regime dietetico e sano non significa rinunciare al piacere di godere della buona tavola.

ricetta pollo grigliato macelleria d andrea

Ingredienti

4 cosce di pollo

1 rametto rosmarino, 3 foglie di salvia, 1 spicchio d’aglio

olio evo quanto basta

sale fino quanto basta

 

Come eseguire questa ricetta

Lavare le erbe aromatiche ed asciugarle, sbucciare l’aglio e metterlo nel tagliere con foglie sapere e gli aghi di rosmarino. Con un linguaggio o una mezzaluna tritatelli finemente.

Prendi le cosce di pollo, inciderle leggermente e cospargile con il trito preparato. Salare e ungerle leggermente. Per far penetrare gli aromi massaggiarle leggermente.

Mettere tutto in un contenitore e coprirlo con la pellicola da cucina, lasciare marinare in frigo per 2 ore.

Dopo 2 ore di marinatura, scaldare la griglia. Quando la griglia è calda adagiarci le cosce di pollo e cuocere bene la carne da entrambi i lati, proseguire la cottura per almeno 25-30 minuti.

Terminata la cottura servire con un contorno a scelta.