Siamo cresciuti con i film di Bud Spencer & Terence Hill, e possiamo dirlo con una certa fierezza: i film di quello che probabilmente rimane il duo comico più famoso e importante del cinema italiano erano più complessi di quanto si possa pensare ad una prima superficiale visione.

Dietro le scazzottate e le gag c’erano riflessioni sulla società, sulla politica e sui giochi di potere. Ma all’interno delle pellicole della coppia uno degli aspetti più importanti rimane senza dubbio il cibo, declinato in piatti gourmet come quello che vedremo nelle righe seguenti.

La ricetta salsiccia e fagioli era una vera e propria istituzione nei loro film: quante volte ho visto “Lo chiamavano trinità” davanti ad un buon piatto sostanzioso di un’accoppiata culinaria che ti mette altrettanto di buon umore. Andiamo perciò a vedere come preparare una pietanza che ti darà un sacco di energia. I fagioli, la salsiccia, il sughetto, una buona pagnotta di pane croccante e magari una birretta davanti ad uno dei film storici di Bud & Terence, cosa c’è di meglio?

Ricetta salsiccia e fagioli: ingredienti

  • 500 g di salsiccia
  • 200 g di fagioli borlotti freschi
  • 500 g di passata di pomodoro
  • 70 g di cipolle dorate
  • Vino rosso
  • Sale
  • Rosmarino
  • Pepe nero
  • Olio extravergine d’oliva

Ricetta salsiccia e fagioli: preparazione

Per prima cosa bisogna prendere i fagioli borlotti e metterli in ammollo per circa otto ore. Vanno poi scolati, sciacquati e versati in una pentola piena d’acqua fredda. Mettete a bollirli, non appena l’acqua sarà a temperatura abbassate la fiamma e lasciate cuocere lentamente per poco meno di un’ora. Consiglio: per far si che le bucce non si induriscano, meglio salare a fine cottura. Mentre il tutto cuoce approfittatene per tagliare una cipolla, che andrà poi sminuzzata con il coltello. A questo punto prendete una padella ben oliata e poi versate la cipolla. Fate soffriggere per cinque minuti abbondanti, per poi aggiungere la salsiccia da far rosolare per qualche minuto. Ogni tanto giratela perché altrimenti si brucerà.

Arrivati a questo punto sfumate con il vino, e non appena i fumi dell’alcol evaporeranno potete aggiungere rosmarino e passata di pomodoro. Adesso lasciate cuocere per una mezzora abbondante, e una volta fatto passare questo lasso di tempo scolate i fagioli cotti e amalgamateli al sugo. Attendete cinque, massimo dieci minuti. La vostra ricetta salsiccia e fagioli è pronta, potete finalmente servirla e accendere la tv!

Ancora un paio di consigli: i fagioli vanno cotti il tempo necessario, non di più, altrimenti si sfilacceranno tutti. Devono solo ammorbidirsi. Ultima cosa: se volete conservare la vostra fagiolata con salsiccia potete lasciarla in frigo massimo due giorni. Scaldata sarà ancora più buona! Potete anche decidere di congelarla, tuttavia questo sarà possibile solo se gli ingredienti utilizzati sono freschi.

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

La salsiccia è sicuramente uno dei piatti più famosi della tradizione culinaria italiana. Questo per diversi motivi: intanto ovviamente perché, nelle sue varie tipologie e sfaccettature, rimane un insaccato di una bontà unica. Ma non è la sua unica qualità, dal momento che risulta essere davvero molto eclettica: la salsiccia infatti si presta a moltissimi utilizzi e alle più variegate ricette. A volte è talmente buona che si può mangiare anche cruda, semplicemente con una buona pagnotta di pane croccante.

Per inquadrare questa pietanza partiamo dalle sue origini, sia dal punto di vista semantico che da quello pratico.

Salsiccia: origini

Partiamo dall’etimologia del nome “salsiccia”: sembra proprio che derivi dalla crasi tra i termini “salsus” (salato) e “insicia” (carne tagliuzzata finemente). Il dialetto di riferimento è comunque quello toscano, da cui poi si è effettivamente divulgata la parola.

Ma dove veniva utilizzata in origine? Le prime tracce di salsiccia arrivano direttamente dall’Impero romano, con tanto di riferimento letterario da parte di Cicerone in veste di “assaggiatore” ufficiale delle salsicce arrivate grazie alle importazioni in Roma di schiavi di origine lucana, ovvero l’attuale Basilicata. Quella salsiccia si chiamava Lucanica: era ovviamente la salsiccia della Lucania, e Cicerone ne parlava in maniera entusiastica. Anche Marco Terenzio Varrone parla della salsiccia del suo De Re Rustica, intessendone le lodi e descritta come “carne tritata insaccata in un budello”.

Nota bene: l’attuale Luganega, consumata specialmente nel nord Italia, non ha nulla a che vedere con la Lucanica di quel periodo: sono proprio due cose diverse, in quanto la prima è un tipo di salsiccia magra e dolce, mentre la seconda è più piccante e stagionata. Questo ci introduce alle varie distinzioni relativa alle tipologie di salsiccia.

Salsiccia: tipologie

Per fare una rassegna completa della salsicce di tutto lo Stivale, partendo dalla Valle d’Aosta per poi arrivare alla Sicilia, servirebbe pubblicare un’enciclopedia. Qui ci limiteremo a dare alcune linee guida sulle tipologie più famose. Pronti? Partiamo!

1) Luganega: ne parlavamo qualche riga più su, è sicuramente una delle più apprezzate d’Italia. Proviene dalla tradizione culinaria veneta e trentina, ed è composta da carne di suino tenera, pepe nero e aglio in polvere. Tuttavia in commercio ne esistono di varie sottotipologie realizzate con carne di vitello e cavallo. Ne esistono poi di svariate preparazioni.

2) Salamella: è una salsiccia, però un po’ “sui generis”. Si tratta di un insaccato originario della Lombardia. E’ Mantova il “feudo” della salamella, che viene preparata con pancetta e spalle del maiale, e mangiata solo cotta. Il must prima di andare a vedere una partita allo stadio? Panino con la salamella ovviamente!

3) Salsiccia punta di coltello: qui ci spostiamo decisamente verso il Sud Italia, in particolare in Campania, Calabria e Sicilia. Si tratta di un insaccato preparato con il culatello e il pancettone, speziato con finocchio e cumino. Non può essere mangiata cruda, la “morte sua” è la griglia.

4) Salsiccia toscana: è forse la più morbida del lotto, questo perché viene composta utilizzando spalla e coscia del maiale. E’ insaporita con aglio, pepe nero, timo, rosmarino e salvia (ma ogni paese e vallata ci inserisce qualche elemento fantasioso in più).

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

Oggi vi parliamo di un ingrediente con cui potrete sicuramente preparare un secondo con i fiocchi, magari per il vostro pranzo domenicale. I piatti che vi proponiamo oggi hanno tutti come protagonista indiscussa l’arista di maiale. Non lo conoscete? Si tratta di un taglio del suino davvero ottimo: è la parte disossata del carrè, detta anche lonza di maiale, lombo o lombata (il nome dipende dalla regione di riferimento).

Questo pezzo di carne comunque proviene dalla Toscana e dalla sua tradizione culinaria.

Per cucinarla bene servono sicuramente attenzione e pazienza, due ingredienti importanti tanto quanto quelli che metterete nel vostro piatto. La carne, infatti, ha bisogno di tempo per diventare morbida e umida, affinché il sugo si impregni bene.

Andiamo dunque a vedere le migliori ricette per cucinare l’arista e per rendere questo pezzo morbido e saporito.

Arista: ricette migliori

Partiamo dall’arista al latte: si tratta di un secondo piatto assolutamente non complesso da realizzare, che risulterà essere di un sapore e di una morbidezza davvero unica. Ed è proprio il latte a rendere quell’effetto di morbidezza, mentre il rosmarino conferisce alla carne un gusto aromatico che ben conosciamo. Une delle peculiarità di questo piatto, oltre al fatto di essere davvero buono, è che si abbina perfettamente ad ogni tipo di contorno. Ottima anche riscaldata, l’arista al latte è una pietanza ottima per il pranzo domenicale ma non solo.

Altra ricetta che vi consiglio di provare è l’arista di maiale in tegame. Si tratta di un secondo piatto davvero stuzzicante, che profuma di mediterraneo da ogni poro, soprattutto grazie all’aglio e al rosmarino. E’ questa deliziosa coppia a rendere la carne ancor più sfiziosa. Insieme ad essi, anche il vino rosso (meglio se corposo) contribuisce a rendere questa ricetta ancora più gustosa e morbida.

Un altro piatto che vogliamo consigliarti è l’arista all’arancia: è un secondo molto eclettico, adatto sia per pranzi che per cene in famiglia o per occasioni speciali. L’arancia e l’arista sono un’accoppiata davvero interessante, in quanto il sapore e il profumo del primo ingrediente vanno a sposarsi bene con le essenze del secondo. Per far sì che questo matrimonio si realizzi nel migliore dei modi potete marinare la carne in un misto di buccia e succo di arancia, magari aggiungendo qualche spezia nel composto. L’arista diventerà così più morbida e gustosa.

Infine, vediamo un’ultima ricetta, ovvero l’arista di maiale alla birra: si tratta di un secondo piatto unico, davvero gustoso. E’ un classico arrosto di maiale, dove però è la birra l’ingrediente che crea la magia: perfetta per essere accompagnata da un contorno di patate al forno, questa ricetta vi saprà stupire.

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

Se hai intenzione di preparare un buon bollito, oppure un macinato per una pasta alla genovese doc, allora devi sapere che il taglio reale del bovino è la soluzione migliore. Si tratta appunto di un taglio di seconda categoria, ricco di tessuto connettivo e grasso, e può capitare che venga lasciato unito ad altri.

Non si tratta del sottospalla (a volte potrai trovarlo chiamato così), perché esso è solo un taglio vicino al reale, che invece si trova nel costato del bovino (tra pancia e sottospalla, nella sua parte anteriore). Più nello specifico, questo tipo di taglio è localizzato in quei muscoli, ovvero l’intercostale e il gran dorsale, che ricoprono interamente le prime cinque vertebre dorsali anteriori.

Ma perché il taglio reale viene definito di seconda categoria? Essenzialmente per il fatto che è formato da muscoli abbastanza duri: è quindi un tipo di carne non certo tenerissima, che richiede cotture lente, e a volte non viene nemmeno utilizzato singolarmente (può essere lasciato unito al petto oppure alle costate).

Per quanto riguarda le calorie, esso ha un contenuto di grasso che varia dal 4 al 7 %. Si può dunque definire semi-grasso, dal momento che la sua densità calorica ammonta tra le 120 e le 150 kcal/hg.

Taglio reale del bovino: utilizzo

Torniamo però all’utilizzo di questo tipo di taglio. Come dicevamo prima, è davvero ottimo per il bollito: per realizzare il piatto può essere utilizzato sia con l’osso che disossato. In quest’ultimo caso dovranno essere tolte le costole e con il muscolo principale (il gran dorsale) potrai ricavare una buonissima polpa da bollito.

In alternativa consigliamo la carne macinata, l’ideale – come dicevamo più su – per una stuzzicante pasta alla genovese oppure delle sfiziose polpette da cuocere in padella, al forno o al vapore. Il taglio reale ha poi una forma piatta e quindi può essere particolarmente indicato per la preparazione dello spezzatino, o anche come fetta da farcire. Appare chiaro quindi come sia un taglio naturalmente adatto per le cotture lunghe (bolliti, stracotti e arrosti), meglio se in umido.

Spesso potrai trovare il taglio reale con un altro nome: infatti la definizione di questa parte del bovino varia da regione a regione. Si chiama così a Rovigo, Verona, Parma e Mantova, ma a Milano e Vicenza è detto biancostato. A Bari e Foggia si chiama l’appiccatura, mente per i veneziani è il bongiolo. Corazza è il nome che viene dato a Napoli, a Trento costamozza, a Bologna costata, a Trevisto fracosta e oriada a Vicenza.

E non è finita qui: verso Palermo lo troverai con il nome gabbia (come anche a Reggio Calabria), mentre a Messina è la costa. Scaramella è in genovese, mentre a Firenze è detto restringitura. Infine, a Padova è la scorzadura, mentre a Macerata scadinata.

Insomma, cambiano i nomi ma non la sostanza, che rimane sempre gustosa ed appetibile.

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

Hai voglia di un arrosto oppure di una buona Bourguignonne? Bene, allora è il caso di utilizzare un ottimo taglio filetto del bovino, particolarmente indicato per questo tipo di preparazioni. Stiamo parlando di uno dei tagli più pregiati della carne bovina, ovviamente tra i più costosi.

Il motivo? Principalmente per la sua carne tenera, priva di nervi e tessuti connettivi, nonché molto magra. Con il termine “filetto” possiamo riferirci a diversi tipi di carne, dal vitello al manzo, fino anche al pollo e al maiale.

Oggi ci concentreremo sul bovino in generale: il taglio filetto è ricavato da una sezione della parte basse della sua schiena, ovvero la lombata. E’ posizionata subito sopra le cosce: si tratta di una zona mai particolarmente “allenata” dall’animale, e per questo motivo il muscolo risulta molto tenero al consumo.

Come dicevamo, è effettivamente un taglio assai pregiato: ha un alto grado di tenerezza, è molto succoso ed è privo di qualsiasi tipo di tessuto connettivo (al massimo ce n’è in scarsissima presenza).

Taglio filetto del bovino: calorie

Le calorie di manzo e vitello dipendono dai grassi e dalle proteine contenute all’interno della carne. La percentuale di questi nutrienti dipende essenzialmente dal tipo di taglio: il filetto conta 207 kcal per 100g.

Una buona parte di esse deriva dai grassi saturi: proprio per questo motivo, in una dieta equilibrata, il nostro corpo richiede al massimo dalle due alle quattro porzioni di carne alla settimana.

Taglio filetto del bovino: utilizzo

Ci si può davvero sbizzarrire per quanto riguarda la preparazione del filetto. Ovviamente in questo caso è meglio prediligerlo per cotture veloci: infatti la parte anteriore è l’ideale per le bistecche e per una tagliata appena scottata, magari con un po’ di rucola, pomodorini e aceto balsamico.

La parte centrale del filetto invece è molto utilizzata invece per medaglioni e la già citata Bourguignonne. Quest’ultima in Italia è soprattutto diffusa in Piemonte, ma il nostro consiglio è di provarla al di là della regione d’appartenenza. Si tratta in realtà di un piatto di origine svizzera, ma che è cucinata attualmente soprattutto nelle province di Torino e Cuneo.

In Piemonte infatti (storicamente terra di carni pregiate), la Bourguignonne è considerato ormai un piatto locale, anche se è più un riadattamento rispetto alla versione originale. Infatti c’è la presenza di ingredienti che in Svizzera non vengono usati, come l’olio di oliva, la salsiccia e salse come il bagnet verd.

Ovviamente però la portata principale è rappresentata proprio dal filetto, come anche nel caso della bistecca alla fiorentina, ovvero uno dei piatti più conosciuti e apprezzati della cucina toscana (anche se molti utilizzano anche la lombata), e degli arrosti.

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

Certe affermazioni per i più esperti e navigati possono sembrare banali e superficiali, ma per i “profani” che si approcciano ad una determinata materia ex novo possono invece risultare utili a capire ed approfondire poi in seguito una determinata tematica.

La cucina è sicuramente uno dei trend topic di questo periodo storico. In realtà nel nostro paese esistono da sempre programmi di cucina, tutorial et similia, ma l’avvento e lo sviluppo dei reality show tematici prima e dei social network poi hanno aumentato ancor di più il fenomeno culinario.

In questo articolo andremo ad analizzare un argomento su cui ci sono ancora troppe incertezze, ovvero la differenza tra guanciale e pancetta: si, perché non si tratta di sinonimi! C’è una distinzione netta da fare, e se hai intenzione di cucinare una carbonara degna di questo nome sappi che non puoi utilizzare una delle due a caso.

Differenza tra guanciale e pancetta

Più in generale con le informazioni contenute nelle righe seguenti saprai come utilizzare questi due ingredienti a seconda del piatto che vuoi preparare. Partiamo dal taglio, perché ovviamente non è lo stesso: la pancetta si ricava dalla pancia del maiale, mentre il guanciale dalla guancia.

Tuttavia quello che davvero rileva nella differenza tra guanciale e pancetta sono le diverse lavorazioni con cui si arriva ad una piuttosto che all’altra. Così cambia gusto e consistenza.

Il guanciale

Partiamo dal guanciale: esso deve stagionare almeno 9 mesi, di modo che diventi ben saporito (anche grazie all’aggiunta di spezie, sale e pepe compresi). E’ con esso che si vede fare la carbonara! (almeno secondo i puristi di questo nobile piatto).

La pancetta

Per quanto riguarda la pancetta, che in primo luogo viene salata e poi messa a stagionare, essa viene poi insaporita con varie spezie (quali vengono usate dipende dalla zona in cui viene lavorata). La pancetta può essere tesa (stagionatura breve di tre settimane), arrotolata (stagionatura più lunga, è un salume a tutti gli effetti) o affumicata (il cosiddetto bacon, ottenuto appunto con l’affumicatura della carne).

Altro aspetto molto importante da non sottovalutare nella differenza tra guanciale e pancetta sono le caratteristiche nutritive, perché tra le altre cose questi due alimenti offrono un apporto calorico e nutritivo diverso. Infatti un etto di guanciale contiene 655 calorie, con un 70% di grassi e 22% di acqua, mentre lo stesso quantitativo di pancetta consta di 450 calorie, di cui il 45% sono grassi e il 40% acqua.

Da chiarire infine anche come utilizzare in cucina queste due tipologie di carni. In questo discorso, un aspetto da non sottovalutare è che la pancetta si trova con più facilità nei supermercati, cosa che la rende ovviamente più acquistabile e quindi utilizzabile. Al di là di questo però è innegabile che il guanciale ha un sapore molto più forte ed è l’ideale per piatti come la carbonara e l’amatriciana.

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

Oggi andiamo a scoprire una ricetta davvero sfiziosa, che si presenta come un’esplosione di profumi e sensazioni: stiamo parlando del pollo allo zafferano. Si tratta di un secondo piatto contraddistinto dalla sua leggerezza, oltre che dal gusto inconfondibile: merito del pollo, una delle carni bianche più amate, e della salsa color zafferanno.

E’ anche una ricetta molto semplice, dal momento che si realizza in pochi e facili passaggi: il pollo allo zafferano è perfetto per ogni stagione ed occasione, ma vi consigliamo di condividere i suoi aromi in una cena organizzata con amici. Porterete in tavola un piatto cremoso (merito della salsa colorata ottenuta con la panna e lo zafferano) che ricorderà un po’ il pollo al curry.

Ingredienti

Entriamo più nel dettaglio partendo dagli ingredienti della ricetta del pollo allo zafferano.

Ecco di seguito la lista dei prodotti da utilizzare: 1 kg e mezzo circa di sovracosce di pollo, 2 dl di panna fresca, brodo (anche vegetale), un bicchierino di brandy, 1 cucchiaio di farina, mezzo cucchiaino di zafferano in polvere, prezzemolo, olio extra vergine d’oliva e burro. Come vedete, di zafferano se ne usa davvero poco. E viene da dire meno male, dal momento che oltre ad essere buonissima, è una spezia molto costosa. Fortunatamente ne bastano pochi grammi per dare il giusto aroma al nostro piatto.

Preparazione

Per quanto riguarda la preparazione di questa ricetta, bisogna partire rosolando le sovracosce in una padella con burro e olio. Dopo aver terminato il processo di rosolamento, versate il brandy. Il tutto è da far evaporare a fuoco alto. La cottura a questo punto deve durare almeno un’ora mettendo la fiamma al minimo (man mano, se vedete che la carne sta diventando troppo asciutta, aggiungete un po’ di brodo caldo).

Nota bene: tenetevi sempre a portata di mano un po’ di brodo caldo, così nel caso si potrà versare. Salate e pepate a piacere, mentre che lo zafferanno si scioglierà nel brodo. Una volta che il pollo sarà cotto, aggiungere la farina e un mestolo di brodo. Fatto questo, mescolare il tutto e aggiungere della panna e un po’ di prezzemolo tritato, e aggiustare eventualmente di sale.

Il vostro pollo allo zafferano è quasi pronto, non prima che lo lasciate insaporire qualche minuto a fuoco lento. Ora è davvero pronto per essere servito! Insieme ad esso potete aggiungere anche un po’ di riso basmati, l’ideale per accompagnarlo, oppure dei piselli. E’ ottimo anche con il purè, ovviamente ben speziato con la noce moscata.

In alternativa alle sovracosce si può anche optare per il petto, tramite il quale si possono realizzare dei bocconcini tagliandolo a strisce e poi a cubetti. Insomma, come sempre in cucina, largo alla fantasia!

L’arrosto è una delle ricette maggiormente apprezzate dagli italiani, che quando si ritrovano a tavola per il pranzo domenicale oppure per una ricorrenza particolare lo propongono molto frequentemente come piatto forte del menu. Certo, per preparare un buon arrosto servono diversi fattori, in primis tempo e pazienza.

Anche la cottura è un fattore importante: potete optare per farla in forno, oppure in padella. In ogni caso il procedimento si dividerà in due fasi: nella prima dovrete fare rosolare l’arrosto a temperatura alta, mentre nella seconda bisogna abbassarla e lasciarlo cuocere all’interno.

Per la perfetta riuscita di questa ricetta è fondamentale ovviamente anche la scelta della carne: le più utilizzate sono la carne di maiale, quella di bovino e infine il vitello. Il nostro consiglio è quello di scegliere un tipo di carne con poco collagene: così si conserveranno di più i succhi e le sostanze nutritive contenute al suo interno. La carne risulterà più gustosa e digeribile.

In questo articolo ci concentreremo in particolare su un altro degli aspetti più importanti per rendere un arrosto davvero ottimo, ovvero il taglio. Andiamo dunque a vedere quali sono i migliori tagli per l’arrosto di carne.

Partendo dall’arrosto di maiale, possiamo dirvi questo tipo di carne è particolarmente indicata per la ricetta in questione: ha la giusta quantità di grasso, perciò verrà fuori un piatto tenero e succoso. I tagli da prediligere sono il carrè, il filetto (parte un po’ più secca e quindi va sicuramente lardellato per evitare che l’arrosto rimanga troppo asciutto), il collo e la spalla. Da non dimenticare infine l’arista, che pur essendo una parte molto magra è indicata per la cottura lenta al forno (è un pezzo ottimo se si vuole preparare ad esempio un arrosto alle mele).

Arrivando al bovino, i pezzi più indicati per l’arrosto sono il quarto anteriore nell’area della spalla (in Lombardia è chiamato cappello del prete, mentre in Piemonte arrosto della vena), il tenerone (taglio tra la testa e il costato), la noce e lo scamone (il primo è conosciuto anche con il nome di primo taglio oppure bordone o pescetto, mentre il secondo è posizionato nel quarto anteriore del bovino). Un po’ meno pregiati, ma non per questo meno indicati, sono la polpa o rotondino di spalla, ma anche il petto, il fiocco e la pancia, particolarmente adatti per una cottura lenta per via del copioso grasso che c’è al loro interno.

E veniamo infine alla carne di vitello: ha un gusto molto delicato, perchè tenera e poco fibrosa. Ma quali sono i migliori tagli per l’arrosto di vitello? Sicuramente la lombata e il filetto, perchè non hanno molti tessuti connettivi e perciò risultano essere più teneri rispetto ai pezzi della parte anteriore dell’animale. Di pari livello in quanto a pregiatezza sono i taglia della coscia (scamone, noce, girello e fesa). Per chi ama i gusti un po’ più forti non si possono non citare i tagli delle frattaglie, ma anche fegato e rognoni (parti molto tenere).

Ora avete davvero tutti gli strumenti teorici per poter cucinare il vostro arrosto, non resta che metterli in pratica!

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

Lo spezzatino è certamente uno dei piatti più amati dagli italiani: si tratta di una ricetta ottima per le occasioni più diverse, ma è particolarmente indicata per i pranzi e le cene di ogni giorno dell’anno. Si, perché a differenza dell’arrosto – il piatto domenicale per eccellenza – lo spezzatino è tradizionalmente servito in ogni occasione.

E’ forse un po’ meno nobile, come anche i tagli ad esso riservati: si, perché quelli più adatti per preparare uno spezzatino delizioso sono i pezzi meno pregiate del manzo. Infatti esso fa parte a pieno titolo della famiglia degli “umidi”, e come tale ha bisogno di carni non troppo magre, una cottura molto prolungata e sugo a volontà (altrimenti verrà troppo asciutto).

Partendo da presupposto che la carne di manzo è quella più utilizzata per lo spezzatino (sconsigliamo quella di vitello, che avrà un sapore meno delizioso rispetto a quella del bovino adulto), è sempre meglio rivolgersi al proprio macellaio di fiducia che sappia indicarvi quali sono i migliori tagli per lo spezzatino.

Come dicevamo, per la preparazioni dello spezzatino di manzo è davvero fondamentale scegliere il taglio idoneo alla ricetta: solo così avremo un piatto saporito, delicato ma al tempo stesso sfizioso. Ci vuole una parte della carne di manzo adatta alle lunghe cotture: in questo senso sono particolarmente indicati i pezzi ricavati dalla spalla, dal collo e dalla pancia. Essi infatti possono essere tagliati a tocchetti grossi e quindi cotti per un paio d’ore.

Non bisogna optare per carni magre: i bei bocconcini rosa senza un filo di grasso e tessuti connettivi non sono proprio adatti allo spezzatino! Sono infatti sinonimo di un piatto asciutto e stopposo: è infatti il grasso a dare morbidezza, mentre il connettivo si scioglie e dà ancora più gusto e anima a tutta la preparazione.

Entrando più nel dettaglio, possiamo consigliarvi alcuni tagli di seconda scelta (l’ideale per lo spezzatino), tra cui:

  1. Tenerone o reale: è posizionato sul grosso muscolo del collo. Ha molto tessuto connettivo e perciò ideale per le cotture lente. E’ sicuramente il taglio più utilizzato per preparare lo spezzatino.
  2. Fusello, detto anche polpa o girello di spalla: qui ci spostiamo nella spalla, altra parte del bovino ottima per questo tipo di piatto. Da segnalare il buon rapporto qualità-prezzo di questo tipo di taglio.
  3. Pancia: ovviamente più grassa rispetto alle altre parti, ma non per questo meno indicata. Scegliendo questa parte del manzo avrete uno spezzatino più morbido.

Per quanto riguarda le varie ricette con cui si può proporre uno spezzatino, dobbiamo dire che ne esistono davvero tante. Certo, il piatto più apprezzato è sicuramente il classico spezzatino con patate e piselli, magari con l’aggiunta di salsa di pomodoro ed erbette aromatiche.

 

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati

spiedini di carne

ricetta come cucinare gli spiedini di carne

ingredienti

600 gr di manzo fesone di spalla

180 gr di pancetta o bacon

1 cipolla, 8 funghi champignon, 2 peperoni, 8 pomodorini

quanto basta di olio, sale, pepe e pepe

 

Come cucinare gli spiedini di carne

procedimento

Oggi vediamo come fare gli spiedini di carne un ottimo piatto ricco e gustoso e senza troppe calorie adatto anche per chi è a dieta o gli sportivi.

Prepariamo prima le verdure sbucciando le cipolle tagliandole in quattro spicchi verticali, non le tagliamo in orizzontale altrimenti sugli spiedi si rovinano dividendosi ad anelli. Mondare 8 funghi tagliandoli a metà per il lato lungo, su ogni spiedino avrà 2 mezzi fungo. Mondare i peperoni, togliendo picciuolo, semini e nervature bianche, dividerli in 8 pezzi ognuno. Lavare e tagliare i pomodorini.

Eliminare la cotenna dalla pancetta tagliandola a fettine di circa 1cm e larghe 4cm.

Iniziare a preparare gli 8 spiedini alternando i vari ingredienti alternando i 4 pezzi di carne, 2 pezzi di cipolla e le altre verdure aggiungendo ogni tanto se piace qualche foglia di salvia.

Porli sulla griglia ben calda spennellandoli con olio o con la marinatura per la carne.

Abbiamo visto come cucinare gli spiedini di carne in pochi minuti abbiamo un piatto da gustare in famiglia o con gli amici.

ricetta spiedini di carne

vini accostamenti

Spiedini di carne sono una preparazione di carne e verdure che si abbina con Vino Rosso Fermodi medio corpo, se si preferisce un bianco si può scegliere un buon vino Secco.

 

Vuoi ricevere altre ricette sfiziose, consigli, promozioni e novità? Inserisci i tuoi dati