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stinco maiale e prosciutto

Lo stinco di maiale è l’arto posteriore del maiale utilizzata per la preparazione di un succulento arrosto o in casseruola insapoendola con vino.  Parte piuttosto spessa del maiale richiede un processo di cottura lungo ed elaborato che si aggira  a 3 ore. Ma l’arrosto non è il solo modo di preparare  lo stinco di maiale  può essere preparato come stufato o persino bollito.

stinco di maiale

preparazione natalizia

Preparare lo stinco di maiale  si può spaziare dallo stinco di maiale alla birra al tradizionale stinco di maiale arrosto, passando per quelli con lo prosciutto e le verdure e stinco di maiale con scalogni e noci al Marsala.

Come preparare gli stinchi di maiale con prosciutto e verdure

 

1 BICCHIERE BIRRA CHIARA
q.b. CANNELLA
200 GRAMMI CIPOLLINA
q.b. NOCE MOSCATA
q.b. OLIO DI OLIVA EXTRAVERGINE
1 RAMETTO ROSMARINO
1 RAMETTO SALVIA
400 GRAMMI PATATA
q.b. SALE
340 GRAMMI SPECK
q.b. GINEPRO BACCHE
2 MAIALE STINCO
q.b. PEPE IN GRANI

1) Per preparare gli stinchi di maiale con prosciutto e verdure, pesta grossolanamente le bacche di ginepro con qualche grano di pepe e mescolali in una ciotolina con cannella e abbondante noce moscata grattugiata. Pela e taglia a tocchi le patate e sbollenta le cipolline pulite per 5 minuti.

2) Spolverizza gli stinchi con le spezie, avvolgili nelle fette di prosciutto e legali con spago da cucina. Versa un filo di olio in una teglia, mettila sul fuoco e fai rosolare bene gli stinchi. Unisci salvia e rosmarino, bagna con la birra e lasciala evaporare. Trasferisci la teglia in forno, a 180°, copri con alluminio e cuoci per un’ora e 30 minuti.

3) Elimina l’alluminio, aggiungi le patate a tocchi e le cipolle, sala e prosegui la cottura per 40 minuti, girando gli stinchi di tanto in tanto e irrorandoli con il fondo di cottura. Slegali, tagliali a fette e servi gli stinchi di maiale con prosciutto e con il loro contorno di verdure.

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Scegliere il prosciutto crudo o cotto che sia può sembrare semplice, eppure ci sono delle differenze che si possono notare sia ad occhio nudo, sia dal sapore quando lo si a gustare.

Una delle prime cose da tenere a mente quando si acquista un prosciutto è sicuramente la qualità dal punto di vista dei riconoscimenti ricevuti.

I prosciutti di media qualità spesso non dispongono di certificazioni ben precise, ma sono semplicemente definiti nazionali.

Un prosciutto di buona qualità, invece, è quello che presenta l’indicazione DOP e IGP. Ma vediamo come riconoscere un buon prosciutto crudo!

Come riconoscere un buon prosciutto crudo dal marchio

Secondo i test di Altro Consumo, i migliori prosciutti del tipo “crudo” sono quelli prodotti in Italia, e soprattutto tutti quelli con indicazione DOC o IGP.

Le marche che producono questi prosciutti sono diverse, ed oltre al classico Crudo di Parma, ci sono anche il San Daniele IGP o il crudo di Norcia.

Solitamente i marchi che vendono solo una qualità di prosciutto crudo sono i migliori sul mercato, mentre i prosciutti che sono prodotti dai marchi commerciali o da Discount non sempre sono ottimali dal punto di vista del gusto e della qualità.

Come riconoscere il prosciutto crudo dal sapore e dall’odore

Quando arrivi al bancone salumeria per essere certo di ciò che acquisti, chiedi al gastronomo una fetta del prosciutto crudo che vuoi acquistare. In questo modo potrai controllare personalmente la sua qualità. Per prima cosa devi sentire l’odore che emana, solitamente un buon prosciutto crudo ha un aroma stagionato e un leggero sentore di salsedine. Il grasso del crudo, invece ha un odore simile a quello del burro.

Dal punto di vista del gusto, invece, un buon prosciutto è quello che al gusto ha il giusto equilibrio tra sapidità e dolcezza. Il retrogusto, dev’essere invece leggermente salato all’inizio, salvo poi lasciare alla fine una nota dolce sul palato. Se si sente un aroma strano, o comunque si avverte un sapore ferroso al momento dell’assaggio, allora si è di fronte ad un prodotto non buono.

Come riconoscere il prosciutto cotto

Per scegliere un buon prosciutto cotto bisogna principalmente fare attenzione all’indicazione sul cartellino del prodotto. Di cotto, infatti, ne esistono due tipologie: la spalla e la coscia cotta. La spalla è solitamente il prezzo più grasso e lavorato, la consistenza è più gelatinosa e questo dipende dall’utilizzo di un pezzo più grasso e meno gustoso rispetto alla coscia. La spalla di solito si può utilizzare per alcune preparazioni culinarie.

Se si cerca un ottimo prosciutto cotto, invece, bisogna però optare per la coscia.

Per riconoscere un cotto di qualità bisogna innanzi tutto affidarsi alla vista. Più il prosciutto è grande e grasso, più è di buona qualità. Se il cotto non presenta nessuna venatura di grasso ed è di piccole dimensioni, questo vuol dire che non è stato allevato in Italia (dove sono vietati i mangimi che favoriscono la crescita della massa magra), come ad esempio succede per i prosciutti belga.

Infine, un prosciutto cotto di buona qualità, oltre ad avere il marchio IGP o DOC, dev’essere anche senza lattosio, in questo modo è possibile essere certi che il prosciutto sia stato trattato con conservanti di qualità e non dannosi per l’organismo.

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